Justyna è una ribelle, una giovane donna determinata e concreta che qualche anno fa ha deciso di vivere senza avere rimpianti: ha scelto la fotografia quando avrebbe potuto comodamente rimanere a lavorare per l’ambasciata polacca a Roma, fare carriera e raccogliere i frutti dei suoi studi in lingue e civiltà orientali, piuttosto che rimettersi a studiare per ottenere le basi certificate di una conoscenza tecnica del mezzo con cui aveva deciso di farsi strada. Eppure, nostante le difficoltà che ha dovuto superare per farsi strada, mai una volta si è pentita della sua scelta. Ciò che più colpisce del suo modo di fotografare è la capacità di isolare i soggetti e di ricreare intorno a ognuno un’atmosfera diversa. Non disponendo di enormi risorse economiche, ma di idee chiare, Justyna Pawlowska, questa giovane autrice di origine polacca, dimostra di aver imparato, foss’anche inconsapevolmente, la lezioni di illustri suoi conterranei come il grande regista Kieslowski, che con pochi mezzi a disposizione ha ideato e prodotto memorabili opere d’arte. Veste le sue modelle con abiti e accessori scovati su bancarelle di trovarobe; conserva nel frigo, in attesa dello scatto, zampe di galline e pezzi di carne vari presi al macello; poi dispone tutto artisticamente sui sets. Con irriverente abilità passa dalle splosive e giocose rappresentazioni di personaggi divertentie divertiti, vestiti di colori estremi e circondati di oggetti e grafie demodè in ambientazioni entremamene kitsch, alla cupezza di ritratti dal lucido realismo e di paesaggi desolati.
La sua energia, l’umiltà di chi sa che non si finisce mai di imparare, il suo estro creativo, la freschezza di gran parte dei suoi lavori sono gli elementi che le hanno consentito di farsi strada. Corre, Justyna. Corre!
